Quando si dorme

donna guancia

I segreti del sonno

La colonna vertebrale è la vera protagonista del sonno. È lei a essere chiamata in causa in modo più diretto e a risentire, prima di altre parti del corpo, di un “cattivo” sonno. È lei il vero e proprio telaio di tutto il nostro organismo. È lei a sorreggerci, a permetterci di flettere e ruotare la testa, ad attutire i colpi, a proteggere il suo importante contenuto, la parte più complessa e nobile dell’intera macchina corporea, e cioè il sistema nervoso. Si tratta di una seri di compiti incredibile, tanto più se si considera che è stata predisposta per funzioni leggermente diverse: lavorare in posizione orizzontale, come avviene negli animali a 4 zampe, o al massimo obliqua, come nel caso delle scimmie (non comunque in verticale, la posizione dell’uomo moderno).

I dischi intervertebrali sono quelli che soprattutto fanno le spese di questi pesi eccessivi. Si tratta di una sorta di cuscinetti contenenti un liquido che, a causa, ad esempio, dei carichi che la colonna vertebrale deve sopportare oppure delle sollecitazioni prodotte dal terreno, mentre si è in auto, in moto o su un mezzo di trasporto pubblico, tendono a perdere questo liquido rendendo meno flessibile ed elastico l’intero tronco, dalla testa agli arti inferiori. La massima ricarica di questi dischi si può avere solamente con il massimo rilascio dei muscoli scheletrici, ed a sua volta, il massimo rilasciamento di questi muscoli si può ottenere solamente quando il corpo riesce a raggiungere, nella posizione orizzontale, e cioè sdraiata, il massimo del comfort.

La dimostrazione? Appena svegli siamo leggermente più alti perché i dischi, durante il sonno, si sono imbevuti di liquido e sono riusciti a gonfiarsi incrementando la loro altezza. Una “ricarica” talmente importante da essere diventata, per la scienza, un dato di riferimento e un termine di paragone che permette di definire un sonno più o meno buono. E quanto più il sonno è ristoratore, tanto più i muscoli scheletrici hanno la possibilità di rilassarsi. E, quanto più si rilassano, tanto più i dischi si “ricaricano”.

Per dormire bene non è sufficiente dormire sdraiati. Sarebbe troppo semplice se fosse così. Durante il sonno entrano in gioco migliaia di sensori distribuiti per tutto il corpo. E il loro lavoro è incessante: inviano al cervello segnali continui che riguardano lo stato di comfort, la temperatura, le eventuali sensazioni di fastidio ………. Se questi sensori, invece di dare l’o.k., segnalano stati di disagio (per esempio: il letto troppo duro o, al contrario, troppo molle), il cervello avrà bisogno di molto più tempo per abbandonarsi al sonno. L’optimum è che i recettori posizionati nei tendini e nei muscoli possano comunicare che ogni parte del corpo è ben sostenuta e che non esistono zone del corpo sollecitate più di altre. Solo l’arrivo di questo messaggio fa sì che ci si possa abbandonare al vero buon sonno! Ovviamente la posizione “ideale” non potrà essere mantenuta per tutta la notte: cambierà dalle 40 alle 80 volte (a seconda del soggetto) e continuerà a cambiare, sempre e comunque, alla ricerca della massima comodità.